Le Olimpiadi di Londra 2012 e le lingue
20 apr 2012

Mancano meno di 100 giorni all’inizio delle Olimpiadi di Londra 2012.
E la capitale del Regno Unito è tutt’altro che impreparata all’evento e, anche in questo caso, ha attirato l’attenzione per le iniziative e le opportunità più interessanti legate a questo evento.
Nello specifico, segnaliamo alcune news provenienti dal web sulle Olimpiadi e le lingue:
- Opportunità di lavoro
- Il Comitato Organizzatore cerca molte figure per i servizi di assistenza linguistica e l’interpretariato. Ma in generale la conoscenza delle lingue è un requisito richiesto in quasi tutte le posizioni lavorative aperte. Una ragione in più per considerare Londra come base per un corso di inglese e per una esperienza lavorativa successiva (o in contemporanea), probabilmente la migliore esperienza di soggiorno lingustico all’estero che si possa fare.
- Una APP per le lingue e le Olimpiadi
- Si chiama Olympic Translator e l’ha sviluppata Giovanni Tata, un professore (italiano?) di una università statunitense. La APP mette a disposizione un dizionario di termini specifici per le Olimpiadi e una serie di servizi interattivi per un rapido apprendimento linguistico. C’è da pensare che sarà utilizzata dagli atleti e dal personale addetto alla assistenza dei vari ospiti.
- Gli americani alle prese con l’inglese
- G.B Shaw disse una volta che “l’Inghilterra e l’America sono due nazioni divise da un linguaggio comune”.
Il Daily Mail scherza prendendo spunto da questa citazione e suggerendo, in un ottimo articolo, che per gli americani le Olimpiadi potrebbero essere una buona occasione per vincere quelle barriere linguistiche che ancora fanno chiamare un ascensore “lift” in UK e “elevator” negli USA, la benzina “petrol” in UK e “gas” negli USA. E tanti altri casi che potrebbero generare situazioni buffe… - Le lingue e gli eventi internazionali: una ricerca
- Eventi come le Olimpiadi possono stimolare l’apprendimento di altre lingue?
Possono anche essere un incentivo per l’elaborazione di politiche sociali che comprendano approcci multilinguistici?A questi e ad altri interrogativi cerca di rispondera una ricerca della University of Westminster di Londra. Sarebbe bello che una simile riflessione si avviasse anche in Italia al proposito di prossimi eventi di respiro internazionale come l’Expo 2015 di Milano.





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